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Analisi dell'Itinerario di Federico II
Anche la presente analisi dell'itinerario di Federico II si fonda sulla proposta metodologica di Müller-Mertens, benché, per diversi motivi, essa sia applicabile soltanto in parte all'itinerario dello Svevo. Infatti, ai fini di una precisa ricostruzione dell'itinerario dell'imperatore si rivela sfavorevole il fatto che la maggioranza dei documenti disponibili (i privilegi solenni) è datata secondo la cosiddetta 'solenne datazione dei mesi' (feierliche Monatsdatierung; Ficker, 1877), ossia con la sola indicazione del mese, senza la menzione del giorno preciso, mentre solamente i privilegi semplici e i mandati sono datati secondo mesi e giorni. Pertanto solo in minima parte è possibile stabilire con puntualità i giorni in cui Federico soggiornò in un certo luogo.
Inoltre va rilevato nei diplomi l'uso della cosiddetta 'datazione eterogenea' (uneinheitliche Datierung), in altre parole la distinzione fra 'azione' (Actum) e 'datazione' (Datum), quindi l'eventuale di-scrasia fra il giorno in cui fu emanato l'ordine di scrivere il diploma (azione giuridica) e la data in cui il diploma fu effettivamente redatto e sigillato. Questa considerazione assume un significato particolare poiché, come ha dimostrato Sthamer (1927), nella cancelleria sveva il processo di redazione di un diploma o di un mandato era diviso di regola in alcune fasi e in quasi tutti gli atti originali la data di mese o di mese e giorno fu aggiunta alla data topica solo in un secondo momento.
L'importanza di questa 'datazione aggiunta o posteriore' per la ricostruzione dell'itinerario di Federico II è evidente, in quanto luogo e mese (ovvero mese e giorno) indicati nella riga di datazione degli atti non necessariamente corrispondono fra loro, per cui la data associata a un luogo finisce con il rappresentare solo un terminus ante quem.
Esiste inoltre un'ulteriore fonte d'errori: per l'epoca angioina sono pervenuti i cosiddetti libri expensarum, vale a dire i libri delle spese per l'approvvigionamento della corte reale. La rilevanza di tali 'libri delle spese' sta nel fatto che essi forniscono realmente un itinerario preciso del sovrano, perché registrano gli spostamenti dei re anche in diverse ore del giorno.
I 'libri delle spese' permettono anche di respingere alcune opinioni della storiografia (per esempio, Sthamer, 1926) secondo cui un 'andirivieni' fra due località in giorni consecutivi sarebbe stato impossibile, salvo spiegarlo con la 'datazione eterogenea' o con la 'datazione posteriore'. Ebbene, i libri expensarum dei sovrani angioini non solo dimostrano che era senz'altro possibile un viaggio di andata e ritorno in giorni consecutivi, ma essi ‒ letti in parallelo agli atti emanati dalla cancelleria, come è stato fatto per il regno di Carlo II d'Angiò (Kiesewetter, 1997) ‒ provano pure che allo spostamento del re non necessariamente corrispondeva quello della cancelleria.
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I diplomi e i mandati spediti dalla cancelleria, insomma, riflettono gli spostamenti della cancelleria che potevano divergere da quelli del re, sicché anche tale fattore può inficiare l'analisi di un itinerario sovrano, quando esso sia ricostruito esclusivamente sulla base degli atti emanati dalla cancelleria.
E se è vero che per Federico II non sono più conservati libri expensarum, possiamo senz'altro congetturare che essi esistessero pure alla sua corte. Pertanto anche per il governo dell'imperatore sarebbe necessario distinguere fra gli spostamenti veri e propri di Federico, ignoti a causa della perdita dei 'libri delle spese', e quelli della cancelleria tramandati dagli atti superstiti di quest'ultima. Comunque il margine di errore è probabilmente insignificante, poiché la cancelleria accompagnò sempre l'imperatore nei viaggi importanti sia nel Regno di Sicilia, sia nel Regnum Italiae, sia in Germania.
Soltanto per brevi spostamenti, tali da permettere comunque un tempestivo scambio di notizie fra sovrano e cancelleria, quest'ultima rimase lontana dall'imperatore. In definitiva ci troviamo di fronte a ben quattro fonti d'errore (datazione soltanto secondo il mese e senza indicazione del giorno preciso, 'datazione eterogenea', 'datazione posteriore' e divergenza fra lo spostamento della cancelleria e quello dell'imperatore) che, messe insieme, rendono necessariamente approssimativa qualsiasi ricostruzione dell'itinerario dello Svevo.
Tale limite emerge con chiarezza da un confronto del soggiorno dell'imperatore in Capitanata dal 26 marzo al 10 maggio 1240, secondo gli atti tràditi nel famoso frammento di registro (3 ottobre 1239-13 giugno 1240), con gli altri documenti (altrimenti tramandati) e le notizie riportate dalle fonti narrative per lo stesso periodo: secondo i duecentosettantasette mandati, registrati e tramandati esclusivamente nel frammento di registro, l'imperatore si spostò continuamente fra Foggia e le residenze limitrofe (Apricena, Tressanti, Salpi, Orta [Nuova], Lucera, Celone e Incoronata), mentre se guardassimo soltanto alle altre fonti potremmo individuare una lettera indirizzata al re Enrico III d'Inghilterra da Foggia il 25 aprile 1240, una breve notizia su un privilegio di sospetta autenticità emanato a Foggia nel maggio 1240 e un'affermazione di Riccardo di San Germano in ordine a una curia generalis, celebrata anch'essa a Foggia nell'aprile 1240.
Insomma, se non avessimo a disposizione il frammento di registro (come del resto è la regola per quasi tutta l'età federiciana), la conclusione basata sulle altre fonti sarebbe quella, evidentemente errata e fuorviante, di un soggiorno dell'imperatore esclusivamente a Foggia nel periodo dalla fine di marzo agli inizi del maggio 1240!
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Anche per il periodo compreso tra il 27 settembre e il 9 dicembre 1226, ad esempio, sono tramandati solo dodici privilegi e lettere, tutti emanati a Foggia, ma pure in questo caso si deve presumere che l'imperatore si sia spostato continuamente fra il capoluogo dauno e i castelli e i palazzi limitrofi.
La stessa osservazione vale per i soggiorni in Capitanata dall'ottobre 1249 al maggio 1250 e dall'ottobre 1250 fino alla morte (13 dicembre 1250), per i quali conosciamo solo dieci atti, tutti emanati a Foggia, con una grande lacuna fra l'ottobre 1249 e il febbraio 1250. Per quest'ultimo periodo un soggiorno esclusivamente in Capitanata è dunque solo probabile, ma tutt'altro che sicuro, poiché in cinque mesi fu senz'altro possibile un viaggio, ad esempio, in Campania, per non parlare di zone più vicine, come la Basilicata.
Inoltre è noto, ma solo per pura coincidenza, giacché l'imperatore vi morì il 13 dicembre 1250, che Federico II visitò Castelfiorentino: un soggiorno che altrimenti sarebbe rimasto senz'altro sconosciuto.
Durata del Governo di Federico II
Per l'analisi sistematica dell'itinerario di Federico II vanno anzitutto stabiliti i limiti cronologici del suo governo. Come re di Sicilia gli anni di regno sono computabili sia dal 17 maggio 1198 (giorno dell'incoronazione), sia dal 26 dicembre 1208 (giorno della maggiorità) con terminus ad quem al 13 dicembre 1250, per un totale di cinquantadue anni e sette mesi (diciannovemiladuecentonove giorni), ovvero di quarantuno anni e undici mesi e mezzo (quindicimilatrecentotrentatré giorni).
Gli anni di regno di Federico II come re dei Romani sono invece calcolati dalla sua incoronazione (avvenuta a Magonza il 9 novembre 1212) in complessivi trentotto anni (tredicimilaottocentottantaquattro giorni), mentre gli anni che lo videro imperatore decorrono ovviamente dalla incoronazione (22 novembre 1220) e ammontano a trenta anni e ventidue giorni (diecimilanovecentosettantanove giorni).
In definitiva, Federico II governò quattordici anni e sette mesi o tre anni e undici mesi e mezzo (sin dalla maggiorità) solo come re di Sicilia, trentotto anni come re di Sicilia e re dei Romani, e circa trenta anni come imperatore, re dei Romani e re di Sicilia. Del governo complessivo di cinquantadue anni e sette mesi sono assegnabili con relativa certezza ai singoli Regni circa cinquantuno anni (98,5%), vale a dire trenta anni e sette mesi e mezzo (58,5%) al Regno di Sicilia, più di otto anni (15,5%) al Regnum Italiae, dieci anni (19%) alla Germania, un anno e undici mesi (3,5%) allo Stato della Chiesa in formazione (all'epoca formato dal Patrimonium Sancti Petri in Tuscia, dalla Campagna Marittima, dal ducato di Spoleto e dalla Marca anconetana, ma in realtà ancora privo della Romagna) e i trecentoquarantotto giorni dal 28 giugno 1228 al 10 giugno 1229 (1,5%) alla crociata.
In realtà, queste cifre e percentuali sono parzialmente fuorvianti, perché Federico governò i primi quattordici anni e mezzo esclusivamente come re di Sicilia e non ebbe alcun motivo di lasciare il Regno. Molto più indicativa è invece una simile statistica per il periodo di circa trentotto anni (1212-1250) in cui lo Svevo riunì sul proprio capo numerose corone. Di tale periodo, ben trentasette anni e quattro mesi e mezzo (98,5%) sono assegnabili quasi sicuramente ai singoli Regni: lo Svevo soggiornò per sedici anni e otto mesi e mezzo (44%) nel Regno di Sicilia, per nove anni e nove mesi (26%) in Germania, per più di otto anni (21%) nel Regno d'Italia e per un anno e dieci mesi e mezzo (5%) nello Stato della Chiesa.
Se consideriamo poi l'epoca del governo esercitato per trenta anni e mezzo mese in qualità di imperatore, ventinove anni e cinque mesi e mezzo (98%) sono attribuibili ai singoli Regni: egli si trattenne per sedici anni e otto mesi e mezzo (56%) nel Regno di Sicilia, per sette anni e undici mesi (26,5%) nel Regnum Italiae, per due anni (6,5%) in Germania e per un anno e dieci mesi e mezzo (6%) nello Stato della Chiesa.
Tuttavia nell'itinerario 'imperiale' una cesura fondamentale fu segnata senz'altro dall'anno 1235, in particolare a far data dal 15 maggio, con l'inizio della seconda permanenza in Germania. Per il periodo precedente (22 novembre 1220-15 maggio 1235), pari complessivamente a quattordici anni e quasi sei mesi (cinquemiladuecentottantotto giorni), di cui circa quattordici anni e quasi tre mesi (98%) attribuibili ai singoli Regna, l'imperatore soggiornò nel Regno di Sicilia per ben undici anni e sette mesi e mezzo (80%), nel Regno d'Italia solo per un anno e un mese (7,5%), nello Stato della Chiesa per quasi sette mesi (4%), mentre trecentoquarantotto giorni (6,5%) furono impegnati nella crociata; invece, in quest'epoca non visitò mai la Germania.
Nel secondo periodo (16 maggio 1235-13 dicembre 1250) pari a complessivi quindici anni e sette mesi (cinquemilaseicentonovantuno giorni), di cui circa quindici anni e tre mesi (98%) assegnabili ai diversi Regni, Federico II si trattenne soltanto per cinque anni e un mese e mezzo (33%) nel Regno di Sicilia, per sei anni e nove mesi e mezzo (43,5%) nel Regnum Italiae; questa volta in Germania soggiornò invece per circa due anni (13%) e nello Stato della Chiesa per un anno e quattro mesi (8,5%).
Da questo calcolo approssimativo delle percentuali delle durate di permanenza nei singoli Regni risulta che Federico II fu soprattutto re di Sicilia e solo in seconda istanza imperatore, giacché la dimora nel Regno occupò incontestabilmente il primo posto nel totale degli anni di regno dello Svevo, seguita da quelle in Germania e nel Regno d'Italia. Solo nei suoi ultimi quindici anni di vita si può osservare un cambiamento radicale, perché il baricentro dell'itinerario dello Svevo si spostò nel Regnum Italiae soprattutto a causa delle circostanze politiche, collegate alla lotta contro il papato e i comuni nell'Italia settentrionale.
Il soggiorno di Federico per trenta anni e sette mesi e mezzo rispetto alla durata complessiva nel Regno (1198-1250) si divide in quasi diciotto anni (58,5%) trascorsi in Sicilia e dodici anni e sette mesi e mezzo (41,5%) passati sulla terraferma. Anche in questo caso, però, le cifre prese in sé possono fuorviare, visto che fino alla primavera 1212 lo Svevo soggiornò esclusivamente in Sicilia.
Limitando lo stesso calcolo alla maggiore età di Federico II (26 dicembre 1208-13 dicembre 1250), il rapporto tra soggiorni in Sicilia e sulla terraferma si capovolge: infatti a fronte di una permanenza totale di circa venti anni, il re-imperatore dimorò solo per sette anni e quattro mesi e mezzo (36,5%) nell'isola e per ben dodici anni e sette mesi e mezzo (63,5%), insomma quasi i due terzi del tempo, nelle province continentali del Regno.
La proporzione tra i soggiorni in Sicilia e sulla terraferma si sposta ulteriormente a favore di quest'ultima se consideriamo l'itinerario di Federico dalla sua incoronazione a imperatore fino alla morte (1220-1250): del soggiorno totale nel Regno di Sicilia ben dodici anni e sei mesi e mezzo (75,5%) spettano alla parte continentale e solamente quattro anni e due mesi (24,5%) a quella insulare.
Questo palese spostamento del baricentro del governo dello Svevo all'interno del Regno diventa ancora più netto se si considerano i due periodi dal 1220 al 1235 e dal 1235 al 1250. Nel primo l'imperatore trascorse quattro anni e due mesi (35%) in Sicilia e sette anni e cinque mesi e mezzo (65%) sulla terraferma, mentre non mise più piede sull'isola negli anni 1235-1250.
Inoltre tre dei soggiorni nell'isola negli anni 1220-1235 (vale a dire quelli del maggio-dicembre 1221, del maggio-ottobre 1222 e del giugno 1223-aprile 1225) furono determinati solamente dalla ribellione dei saraceni nella Val di Mazara e nella Val di Noto, mentre la permanenza dall'aprile 1233 al febbraio 1234 fu senza dubbio una conseguenza della ribellione di Messina e di altre città della Sicilia orientale.
Insomma, già durante il regno di Federico l'isola divenne sempre più una regione periferica; una tendenza confermatasi in seguito con i re Manfredi e Carlo I d'Angiò che visitarono la Sicilia solo sporadicamente e per brevi periodi.
Il primo periodo dell'itinerario di Federico, dal 17 maggio 1198 all'inizio del marzo 1212 (complessivamente tredici anni e dieci mesi), segue infatti la migliore tradizione normanna. Palermo, con una permanenza di circa undici anni e tre mesi, è l'indiscussa residenza del giovane re, seguita a grande distanza dalle 'residenze secondarie' di Messina (con una permanenza di circa un anno) e Catania (con un soggiorno di quattro o cinque mesi).
La netta prevalenza di Palermo in questi anni dipese però soprattutto dal fatto che ‒ almeno secondo le poche fonti disponibili ‒ ovviamente Federico II non lasciò mai questa città durante il suo regno più che decennale come minorenne (17 maggio 1198-26 dicembre 1208). Considerando invece l'itinerario del re solo per i tre anni dal 1209 al 1211, pos...
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