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Il Caso di Elisa Claps: Una Ferita Aperta nella Memoria Italiana

Il caso di Elisa Claps è una tragica vicenda che ha segnato profondamente la storia italiana. La scomparsa di Elisa, avvenuta nel 1993, ha innescato una lunga e dolorosa ricerca della verità, culminata con il ritrovamento del suo corpo nel 2010.

La Scomparsa di Elisa Claps

Elisa Claps era una studentessa di 16 anni scomparsa il 12 settembre 1993 a Potenza. Quel giorno, Elisa avrebbe dovuto raggiungere la sua famiglia nella casa in campagna a Tito, insieme a suo fratello Gildo. Poco prima della partenza, Elisa disse a Gildo che sarebbe andata a Messa con un'amica.

In realtà, Elisa si sarebbe incontrata di nascosto con Danilo Restivo, che le aveva promesso un regalo. Da quel momento, di Elisa non si ebbero più notizie.

Le Indagini e i Sospetti

Le indagini sulla scomparsa di Elisa Claps si sono rivelate complesse e tormentate. Inizialmente, le ricerche si concentrarono sulla sua cerchia di amici e conoscenti. L'inchiesta è stata trasferita dalla Procura di Potenza a quella di Salerno, e Danilo Restivo ed Eris Gega sono di nuovo al centro delle indagini degli inquirenti.

Un ruolo centrale nelle indagini lo ha assunto Danilo Restivo, l'ultima persona ad aver visto Elisa prima della sua scomparsa. In un’intervista rilasciata da Danilo Restivo a “Chi l’ha visto” un mese dopo la scomparsa di Elisa Claps, il giovane aveva ricostruito l’appuntamento che aveva avuto con la ragazza e i suoi spostamenti una volta separatosi da lei. I due si sarebbero dati appuntamento alle 11.30 presso la Chiesa della SS. Trinità di Potenza. Verso le 12 Elisa Claps avrebbe detto di avere un appuntamento in campagna e si sarebbe allontanata lasciando solo Restivo, che avrebbe girovagato un po’ per la città, rincasando con una ferita alla mano che si sarebbe procurato, a suo dire, scivolando su delle scale mobili in costruzione intorno alle 13.30.

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Nonostante le sue dichiarazioni, Restivo è stato indagato per falsa testimonianza e successivamente condannato a due anni e otto mesi di reclusione. Le sue dichiarazioni sono alla base dell'indagine sulla scomparsa di Elisa Claps.

Nel corso delle indagini sulla scomparsa di Elisa Claps, oltre a Danilo Restivo, era stato coinvolto anche Eris Gega, un giovane albanese che viveva a Potenza nel 1993. Anche lui era stato arrestato per false dichiarazioni rese al Pubblico Ministero.

Secondo quanto ricostruito dalla Polizia, la ragazza sarebbe stata uccisa e poi il suo cadavere sarebbe stato occultato. Il responsabile dell'omicidio sarebbe Danilo Restivo, che incontrò Elisa poco prima della sua scomparsa: la Polizia ha ipotizzato un omicidio preterintenzionale scaturito da un impulso sessuale. Lo stesso Restivo è citato nella lettera dell'adolescente, che scrisse di aver visto il giovane in una ''Fiat Uno'' bianca nella disponibilità di Eris Geca (un cittadino albanese che alcuni fa fu prosciolto dall'unica accusa di false dichiarazioni al pm): i due, dopo alcune avance, avrebbero spinto Elisa nell'automobile e poi sarebbero andati via.

Un’indagine nella quale si lamenta la scarsa collaborazione da parte di chi quella domenica 12 settembre 1993 ha sicuramente visto la ragazza.

Il Ritrovamento del Corpo e la Condanna di Danilo Restivo

Dopo 17 anni di ricerche, il 17 marzo 2010, il corpo di Elisa Claps è stato ritrovato nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità a Potenza. Alcuni operai che stavano effettuando dei lavori nella chiesa della Santissima Trinità avrebbero trovato un corpo pressocché ...

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La scoperta ha sconvolto la comunità e ha riaperto il caso con nuove indagini e approfondimenti. Le autorità stabiliranno che la ragazza è morta proprio quel giorno.

Nel 2011 arriva la conferma: sulla maglia indossata da Elisa il giorno della sua scomparsa ci sono tracce del DNA di Restivo.

Per l'omicidio della ragazza è stato condannato a 30 anni di carcere Danilo Restivo, che all’epoca ne aveva 21.

Danilo Restivo - dopo essersi trasferito in Inghilterra ha ucciso un'altra donna, Heather Barnett. Restivo è stato condannato a 70 anni di carcere, di cui 30 in Italia e 40 in Gran Bretagna, dove è detenuto attualmente.

Il Ruolo di Gildo Claps e l'Associazione Penelope

La figura di Gildo Claps, fratello di Elisa, è stata fondamentale nella ricerca della verità e nella lotta per la giustizia. Gildo Claps, fratello di Elisa, da anni combatte insieme al fratello Luciano, alla madre Filomena e al padre Antonio la sua battaglia per la verità. Al suo fianco anche la moglie, fidanzata di Gildo anche all'epoca della scomparsa, con cui ha avuto due figli.

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Nel 2002 ha fondato l’associazione Penelope a sostegno delle famiglie di persone scomparse, che fornisce sostegno psicologico e legale ai parenti e agli amici. Penelope nasce nel 2002 dall'idea di Gildo di aiutare "tutte le persone che si ritrovano catapultate nel limbo della scomparsa di un proprio parente o amico", come si legge sul sito dell'associazione, che fornisce loro sostegno di tipo legale, psicologico e umano. L'organizzazione cerca anche di fare da tramite, promuovendo diverse iniziative, tra le istituzioni, gli organi di stampa e i media, e le famiglie degli scomparsi, per dare loro voce e attivare gli organi competenti.

Ermenegildo Claps, detto Gildo, è il primogenito di Filomena e Antonio Claps e fratello maggiore di Luciano ed Elisa. Aveva appena 25 anni quando Elisa scomparve il 12 settembre 1993 a Potenza ed era allora uno studente di Giurisprudenza. Oggi l’uomo ha 54 anni, è sposato con una donna di nome Irene, con cui era già fidanzato all’epoca della scomparsa di Elisa e che lo ha accompagnato in questo lungo percorso di difficoltà e sofferenza.

L'Omertà e le Scuse Mancate

Un aspetto controverso del caso Claps è stato il presunto muro di omertà che ha circondato la vicenda. In particolare, sono state sollevate domande sul ruolo della Chiesa e sulla possibilità che qualcuno abbia saputo qualcosa senza rivelarlo. Perché anche se per il suo omicidio c’è un colpevole, Danilo Restivo, che sta pagando ciò che ha fatto con l’ergastolo in Inghilterra dove, circa nove anni dopo, ha ammazzato la sua vicina di casa, non è a lui che Claps si riferisce ma al muro di omertà che ha consentito di nascondere il corpo di Elisa per 17 anni nel sottotetto di quella chiesa dove né a lui né alla sua famiglia è stato concesso di accedere dal parroco di allora, don Domenico Sabìa, che il giorno stesso in cui fu ammazzata Elisa da Restivo andò via per tre giorni, portando con sé le chiavi dei locali sovrastanti in cui erano stati anche praticati dei fori per far uscire i miasmi.

Il legame tra Gildo, la mamma, il fratello Luciano e il padre Antonio La famiglia Claps venne travolta dalla scomparsa di Elisa ma fino al giorno del ritrovamento del corpo della ragazza non si diede mai per vinta e si impegnò con ogni mezzo per ottenere giustizia.

La madre Filomena oggi ha 86 anni e in occasione della recente riapertura al culto della chiesa dove è stato trovato il corpo della figlia, avvenuta lo scorso 24 agosto, è tornata a chiedere che paghino anche le persone che nel 1993 e negli anni successivi fecero di tutto per ostacolare le indagini.

La Reazione della Comunità e dei Media

Il caso di Elisa Claps ha suscitato un'ampia reazione da parte della comunità e dei media. La trasmissione "Chi l'ha visto?" ha dedicato numerosi servizi alla vicenda, contribuendo a mantenere alta l'attenzione sul caso. Federica Sciarelli, parlando a nome del pubblico che in questi anni ha seguito l'inchiesta attraverso il programma di Rai 3, ha chiesto scusa alla madre di Elisa.

Dopo essere stata riaperta ad agosto, lo scorso 2 novembre, nella Chiesa della Santissima Trinità, la stessa dove è stato ritrovato il cadavere di Elisa, è stata celebrata la Messa. Questa decisione ha suscitato la protesta e l'indignazione di molti cittadini, i quali si sono riuniti davanti alla chiesa per manifestare la loro solidarietà alla famiglia Claps e il loro dissenso nei confronti della diocesi di Potenza.

Il caso di Elisa Claps rimane una ferita aperta nella memoria italiana, un monito sulla necessità di non dimenticare le vittime di violenza e di continuare a lottare per la verità e la giustizia.

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