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Come Insegnare Italiano agli Stranieri Adulti: Metodi Efficaci

Diventare insegnante di italiano per stranieri rappresenta un’opportunità stimolante e in continua crescita, grazie alla crescente domanda di apprendimento della nostra lingua sia in Italia che all’estero. L’insegnamento dell’italiano L2 (come lingua seconda) richiede competenze specifiche e percorsi formativi mirati, fondamentali per trasmettere non solo le regole grammaticali ma anche la ricchezza culturale del nostro Paese. In questa guida esploreremo i requisiti, i corsi consigliati e i percorsi didattici più indicati per chi desidera intraprendere questa carriera, con un focus su come iniziare a insegnare italiano agli stranieri in modo efficace e professionale. L’insegnante di italiano per stranieri è un professionista specializzato nell’insegnamento della lingua italiana come L2 (lingua seconda) o LS (lingua straniera).

Metodologie Didattiche Efficaci

L'insegnamento della seconda lingua deve adeguarsi in modo molto puntuale alle esigenze degli studenti. Non si tratta solo di esigenze prettamente didattiche, imparare la lingua italiana presto e bene, ma anche di altro tipo. Spesso, prima fra tutte emerge la necessità che l'insegnante tenga un profilo leggero divertente e ludico.

Conversazione e Interazione

Successivamente o contemporaneamente ci si potrebbe concentrare sulla conversazione, così la partecipazione attiva degli studenti viene stimolata il più possibile. Si potrebbe partire dai saluti formali e informali tipici dell’italiano (buongiorno, salve, ciao); per poi passare alle piccole forme di cortesia per instaurare un dialogo (come stai? bene grazie ecc) e quindi molto importante il lavoro di gruppo e in coppia.

Gli studenti sono ripetutamente invitati a esprimersi liberamente senza lasciarsi frenare dalla ricerca della perfezione grammaticale dei loro enunciati. In questa fase (principianti fino ad A2) l'efficacia comunicativa, l'ottenimento degli scopi immediati della comunicazione deve avere la precedenza.

Analisi dell'Errore

Infatti, esiste una metodologia che si chiama analisi dell’errore e consiste nello studiare gli errori, individuando quelli che non sono dovuti a ragioni soggettive dello studente, ma che possono essere ascritte a ragioni interlinguistiche, cioè interne alla lingua oggetto di studio. Si procede con la lettura o con l’ascolto di un testo dove sono presenti degli errori e lo studente deve identificarli.

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Flessibilità nell'Apprendimento

Un’altra metodologia è sicuramente la flessibilità. Si prova, si sbaglia, si migliora, si impara, si raggiungono gli obiettivi.

Tecniche di Accoppiamento e Ascolto

A questo proposito si può lavorare poi sull’accoppiamento lingua-immagine che è una tecnica didattica che si realizza presentando delle immagini (disegni alla lavagna, fotocopie, cartelloni, pagine pubblicitarie di giornali, ecc.) contrassegnate da una lettera. Quando il livello sale si può procedere con l’accoppiamento parola-definizione, una tecnica che serve a sviluppare la funzione metalinguistica. Si forniscono una lista di parole e, in ordine diverso, una lista delle loro definizioni; gli allievi devono procedere all’accoppiamento.

Altra tecnica è l’ascolto plurilingue, consiste nel seguire in diretta o attraverso una videoregistrazione un evento quale una partita di calcio, una riunione politica, un talkshow in questo caso in italiano. Questa è utile, dunque, al rafforzamento di processi di base della comprensione. Poi c’è l’attività di ascolto selettivo: il compito è solo quello di cogliere il maggior numero possibile di parole e dati, magari da inserire in un testo.

Uso della Musica

Un elemento spesso usato per imparare una nuova lingua, soprattutto dai più giovani, è quello della canzone. Ma in una canzone sono presenti altri elementi, quali la melodia, il ritmo che possono da un lato distrarre il discente ma dall’altro catturare l’attenzione e attivare la motivazione, importantissima in qualsiasi processo di apprendimento. Poi si potrebbe analizzare il testo, il contesto, il significato, le parole eccetera.

Lavorare con il Testo

Lavorando sul testo si può utilizzare l’esercizio del testo bucato o Cloze. Sempre sul testo si può lavorare poi con il riassunto o contrazione di un testo. Contrazione di un testo significa eliminare frasi, parti di testo o parole superflue, che però non vadano ad intaccare il significato del testo. Poi ci si può esercitare con le coppie minime come per esempio pena-penna, sano-sanno, sono-sonno.

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Drammatizzazione e Monologo

Associato alla drammatizzazione è il monologo.

Materiali Didattici e Risorse

Anche internet fornisce moltissimo materiale che si presta alla trasformazione in materiale didattico. Per fare solo un esempio, articoli di giornale modificati per ottenere in tempi molto contenuti delle attività da proporre in classe. A proposito di esercizi strutturali, non essendo totalmente sufficienti i materiali esistenti in commercio, gli insegnanti hanno sviluppato materiale integrativo, per tutti i livelli previsti.

Lezioni Individuali

In una lezione individuale si parte in qualche modo avvantaggiati perché lo studente è uno, avrete sicuramente stabilito insieme necessità e aspettative e anche con cosa cominciare. Una prima lezione su un argomento di interesse per lo studente (un articolo su una rappresentazione teatrale, ad esempio, se lo studente è un attore), con un testo scritto da far leggere e poi ripetere, un’analisi lessicale e morfosintattica adeguata al livello può essere un buon inizio. Parlo di testo scritto perché è più controllabile di un testo orale, ma anche un ascolto su un argomento di interesse può essere d’aiuto alla prima lezione.

Ancora più utile può essere presentare in classe sia un testo scritto sia orale: non conosciamo ancora il passo dello studente ed è bene avere materiale extra nel caso in cui proceda a passo spedito e si dimostri avido di informazioni. le domande da memorizzare (Che significa? Come si dice in italiano…? Puoi ripetere? Come, scusa?, eccetera) utili per stabilire subito una conversazione in italiano. la presentazione in italiano; un role play, una ricostruzione di conversazione, un mini dialogo da ascoltare e riprodurre, qualsiasi cosa che permetta allo studente, a fine lezione, di sperimentare che può presentarsi in italiano. Dà molta soddisfazione finire la prima classe e avere la percezione di saper già fare qualcosa in lingua e di non andare via solo con liste di numeri, parole e lettere senza un ordine.

Lezioni di Gruppo

La lezione di gruppo può cominciare con un’attività rompighiaccio, che permetta agli studenti di conoscersi e che lasci spazio alle loro curiosità verso i compagni. Soprattutto in una classe online, ognuno è curioso di sapere dove vive il proprio compagno, che vita fa, perché studia italiano. E la relazione che c’è tra compagni di classe è diversa da quella studente/insegnante: gli studenti si percepiscono allo stesso livello, la classe di gruppo è anche un’occasione per fare nuove amicizie quindi lo studente è più disponibile ad aprirsi con un compagno.

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Funzionano bene le attività rompighiaccio a coppie (anche sfruttando le stanze virtuali) in cui gli studenti a coppie, appunto, si fanno domande, scoprono notizie del compagno che poi riporteranno alla classe in plenum. Solo una precisazione: è importante dire prima dell’inizio dell’attività che tutto quello che verrà detto tra le coppie potrà poi essere riportato in classe.

Metodo MIGRANS

Frutto della ricerca e di sperimentazioni in classe, il metodo MIGRANS (acronimo che sta per Metodo Iper Globale Richiedenti Asilo Non Scolarizzati) mette a sistema una didattica basata sull’approccio esperienziale, con uso prevalente dell’oralità. Si definisce iper globale perché l’unità minima di apprendimento è l’atto linguistico in un testo autentico. Allo stesso modo, per l’alfabetizzazione numerica, il metodo usa il corpo, le mani, la visualizzazione ripetuta.

Alfabetizzazione per Rifugiati e Richiedenti Asilo

Quest’articolo ripercorre le tappe di un percorso teoricamente strutturato e, successivamente, attuato tra il 2012 e il 2013. L’attività descritta riguarda la costruzione di un curricolo di livello A1 rivolto a un’utenza di studenti analfabeti in L1 provenienti da diversi paesi dell’Africa sahariana e subsahariana. Infatti in Italia, così come in altri paesi europei, sono crescenti le percentuali di adulti, spesso rifugiati o titolari di protezione umanitaria, provenienti dal Sud del mondo e analfabeti in lingua madre. Nel paese europeo in cui, dopo un iter burocraticamente complesso, riescono ad ottenere il riconoscimento del loro status, vivono una condizione di profonda vulnerabilità legata al nuovo e diverso contesto culturale, ambientale, relazionale, sociale e giuridico.

Il percorso iniziale di avvicinamento alla conoscenza della letto-scrittura si pone come una tappa irrinunciabile per attivare la promozione della persona e condurre a forme di cittadinanza più attive e responsabili. Il presente lavoro descrive una parte degli interventi d’aula approntati per fare uscire dallo stadio dell’analfabetismo un gruppo di rifugiati africani.

Molti di costoro sono nati e vissuti in sistemi politici perennemente in guerra dove la scuola era assente o carente. Tuttavia, molti analfabeti provengono da culture orali in cui non sono necessariamente valorizzate le competenze scolastiche, ma ha validità l’imparare facendo attraverso l’applicazione delle abilità manuali. Nel mondo europeo occidentale la veicolazione di molti messaggi e la corretta comprensione e applicazione di varie mansioni e mestieri necessitano della conoscenza della letto-scrittura e ciò non può essere ignorato nell’attuazione di un percorso d’inserimento di un aspirante richiedente asilo.

Nel migliore dei casi i richiedenti asilo che riescono ad essere accolti nel sistema sono inseriti in attività di formazione o progetti per la ricerca attiva del lavoro ed hanno l’urgente necessità di conoscere la lingua per attuare il proprio cammino di crescita personale e sviluppare il loro senso di autoefficacia, di indipendenza e di autonomia. Associazioni del terzo settore ed enti locali realizzano tali interventi.

Queste persone senza le conoscenze linguistiche di base non possono crearsi un futuro e nemmeno un presente e potrebbero essere a rischio di forte marginalità sociale ed entrare in circuiti d’illegalità.

Corsi d'Italiano per Richiedenti Asilo e Rifugiati

I corsi d’italiano nascono dalla necessità di fornire ulteriore supporto nell’acquisizione della lingua italiana ad adulti stranieri coinvolti nei progetti d’accoglienza per richiedenti asilo-rifugiati gestiti dal C.I.A.C. nell’ambito del sistema S.P.R.A.R. I corsi elargiti si articolano su più livelli facenti riferimento al Quadro Comune Europeo. L’utenza proviene da diversi paesi dell’Asia o dell’Africa ed è molto varia per cultura, percorso scolastico, lingue conosciute, abitudini sociali, religione.

Al loro arrivo a Parma i richiedenti asilo sono immersi nello studio della lingua, ma seguono anche altri canali istituzionali per l’apprendimento: ad esempio frequentano i corsi C.T.P. (Centro Territoriale Permanente) attraverso i quali possono ottenere certificazioni o corsi gestiti da associazioni di volontariato. Quando in estate i corsi C.T.P. sono sospesi s’intensificano i corsi presso il C.I.A.C. (aumento di giorni e di ore di frequenza) per consentire agli studenti di continuare ad apprendere sotto la guida di un insegnante.

Progetto Didattico: Basi di una Conoscenza Lessicale Orale

Per organizzare un progetto di questa portata è necessaria un’analisi del contesto di riferimento dell’utenza. Nel nostro caso si tratta di un gruppo di una decina di maschi adulti di diversa età. Sono tutti provenienti da paesi dell’Africa, zona del Sahel o dell’Africa Nera, sono di diversa religione, parlano lingue differenti e appartengono a diverse etnie. Alcuni conoscono l’inglese o il francese in modo approssimativo, la totalità parla anche più dialetti appartenenti all’area culturale di provenienza, non esiste una lingua ponte tra tutti loro ad esclusione dell’italiano che hanno iniziato ad apprendere al loro arrivo a Parma.

Inizialmente porre le basi di una conoscenza lessicale orale. Il percorso ha una durata annuale, comprende anche il periodo estivo e si svolge il martedì e il mercoledì dalle 14.00 alle 15.30 in locali situati nei pressi dell’associazione C.I.A.C. In questo contesto il setting riveste una certa importanza: si tratta di una sala arredata che contiene diversi oggetti che possono essere utilizzati per l’attuazione del metodo T.P.R. (Total Physical Response).

Metodo Total Physical Response (TPR)

Il metodo proposto da Asher negli anni Sessanta è basato sul fatto che l’insegnante impartisce degli ordini e fornisce indicazioni via via più complesse iniziando a fornire input in lingua e a richiedere agli studenti una total physical response. Attraverso tale modalità il docente induce gli studenti ad usare spontaneamente la lingua per eseguire un ordine. Il principio base del metodo è quello dell’accoppiamento parola-azione, sia per produrre un coinvolgimento totale dei mezzi espressivi dell’allievo, sia per permettere la delayed oral practice (D.O.P). Questa prassi si fonda sull’osservazione che sia nell’acquisizione della lingua materna sia nell’apprendimento spontaneo di una seconda lingua si registra un periodo silenzioso. Attraverso quest’approccio ludico e umanstico affettivo intendiamo ridurre il periodo silente.

Interazione e Integrazione

Uno degli scopi cardinali delle lezioni in questo corso d’italiano è l’interazione per l’integrazione attraverso la costruzione di un gruppo in cui gli studenti cooperino condividendo le risorse personali per raggiungere l’obiettivo dell’accoglienza e dell’esito scolastico positivo. Questo fa parte di un macro-obiettivo di convivenza dato che tutti gli studenti sono coinvolti in progetti d’accoglienza e condividono la struttura abitativa con altri (a volte si tratta di alcuni compagni del corso d’italiano, altre volte no).

Ciascun individuo rielabora dati e svolge un compito con uno stile personale di percezione del reale dato dalla combinazione in percentuali diverse delle intelligenze interagenti nel nostro cervello. Ogni cultura privilegia intelligenze diverse in base alla necessità di soddisfare la sopravvivenza nel contesto socioculturale e ambientale. Come ha messo in luce Caon nel suo libro “Insegnare italiano nella classe ad abilità differenziate” c’è una stretta relazione tra lingua/cultura 2 e lingua/cultura 1 e stili d’apprendimento. Gli studenti in oggetto non hanno mai affrontato il “sapere della scuola” nella loro patria, ma hanno affrontato altri tipi di apprendimenti e questo ha una ricaduta nell’approccio odierno al sapere scolastico, allo studio e abbiamo il dovere di tenerne conto nell’articolazione didattica.

è importante affrontare la relazione intercorrente tra lingua, cultura e stile di apprendimento in un’ottica interculturale, riflettendo sull’effetto del contatto tra lingue e culture diverse e sulle influenze culturali rispetto alla costruzione dello stile di apprendimento.

Pratica della Lingua e Competenze di Base

Tutte le attività proposte sono state finalizzate alla pratica della lingua e il programma è stato progettato per offrire strumenti linguistici in situazioni reali per la creazione di competenze linguistiche di base. Gli studenti provengono da culture tradizionali in cui l’apprendimento avviene nell’imparare facendo e imitando e in cui elementi che influiscono sull’apprendimento sono l’ambiente, l’esperienza diretta, la figura carismatica del maestro-guida. In un sistema d’istruzione di tale genere si sviluppano di più l’intelligenza spaziale, corporeo-cinestetica e interpersonale.

Approccio Fonologico Lessicale (FOL)

Durante le lezioni abbiamo adottato l’approccio Fonologico Lessicale (FOL). Questo metodo punta alla corretta decodifica attraverso l’attivazione di strategie visive di riconoscimento dei tratti distintivi delle singole lettere e, successivamente, delle caratteristiche morfologiche delle diverse parole, per sviluppare i presupposti che favoriscono e provocano il passaggio alla lettura lessicale; perciò si attuano i recuperi di ipotesi lessicali sulla base delle informazioni visive.

A tutt’oggi, pur non esistendo un modello teorico che spieghi compiutamente l’apprendimento di lettura e scrittura, vi sono comunque numerosi dati clinici significativi. Gli studi della neuropsicologia cognitiva su pazienti con disturbi post-traumatici hanno permesso di costruire un modello di lettura chiamato “modello a due vie”.

Questo modello prevede due vie di lettura: la via visiva lessicale diretta e la via fonologica non lessicale.

  • Attraverso la via visiva (lessicale diretta), la parola scritta passa direttamente dalla rappresentazione grafica alla rappresentazione lessicale, il suo significato e la sua pronuncia vengono recuperati direttamente dal lessico mentale il riconoscimento di parole avviene confrontando le caratteristiche visive della parola con la rappresentazione lessicale, precedentemente immagazzinata, a essa corrispondente;
  • Attraverso la via fonologica (via non lessicale), lo stimolo scritto viene scomposto nei singoli fonemi che lo costituiscono, con la conversione grafema-fonema viene ricostruita la catena fonologica che consente il recupero della parola nel repertorio lessicale la parola viene letta scomponendola nei singoli grafemi e ricomponendola in una sequenza di fonemi.

Il modello a doppia via prevede una ripartizione della via lessicale in due modalità: una semantica e una non semantica.

La via visiva è la modalità di lettura propria del lettore esperto che identifica le parole in modo automatico e recupera significato e pronuncia direttamente dal lessico mentale. La via fonologica è utilizzata per la lettura di nuove parole, mai incontrate, e di non parole (cioè una stringa di lettere rispondenti , ad esempio, alle regole di compitazione della lingua italiana, ma prive di significato).

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