Nuvole in Viaggio: Un Viaggio Attraverso l'Arte, la Poesia e la Spiritualità
Le nuvole, elementi eterei e in continuo mutamento, hanno da sempre affascinato l'uomo, diventando simbolo di libertà, immaginazione e introspezione. "Nuvole in viaggio" è un tema che si snoda attraverso diverse forme d'arte e di espressione, invitando a riflettere sulla nostra esistenza e sul nostro rapporto con il mondo.
Le Nuvole nell'Arte Contemporanea
L’immaginario poetico evocato dall’artcontainer della Kammerer - un cielo nero su cui si staglia una nuvola gigante - è inoltre il fil rouge dell’intera comunicazione visiva legata alla mostra “Alps. Architecture. Le nuvole si presentano come simbolo della libertà dell’immaginazione umana, ma anche delle sue potenziali sfumature oscure e distruttive. Queste immagini invitano a creare, all’interno di strutture rigide, uno spazio per il cambiamento e la creatività” spiega la curatrice del progetto Sabine Gamper, che precisa: “Il contrasto tra nuvola e punto rende visibile il processo di trasformazione: dall’indefinito al concreto, dall’immaginario alla manifestazione reale.
Gli stessi container fungono da metafore architettoniche della globalizzazione e della standardizzazione. L’iniziativa artcontainer, avviata agli inizi del Duemila, nasce dalla collaborazione tra l’azienda Niederstätter e alcuni artisti selezionati ad hoc per realizzare interventi mirati su edifici modulari, pensati per un uso sia pubblico sia privato. L’opera dell’artista Wil-ma Kammerer presentata a Venezia e’ un perfetto esempio di questa vision. Audace e intensa, la Kammerer “lavora producendo immagini e le sue immagini hanno la forza del pensiero. Quella forza segreta e inesauribile capace di rapportarsi al significato del presente.
Con un linguaggio altrettanto onirico, l’artista e scrittore Gabriele Picco - “fabbricatore di sogni”, classe 1974 - racconta invece di un mondo fantastico in cui nuvole e cielo si intrecciano, si fondono e si confondono creando un orizzonte visivo in cui dialogano infanzia, attualità e storia dell’arte. Qui, fino al 24 ottobre 2025, le protagoniste assolute saranno proprio le nuvole intese come immagini allegoriche di una vita densa di poesia e tradotta da Picco con surreale linguaggio artistico in schizzi, disegni, sculture e scrittura.
Nuvole come Metafore di Viaggio e Trasformazione
Nella mattinata di sabato 19 novembre, nella piazza Ravenna a Cabras è stata inaugurata l’installazione realizzata dai ragazzi del Liceo Artistico Carlo Contini di Oristano. Quest’ultima rappresenta la parte conclusiva del progetto Nuvole in Viaggio, con il quale i giovani studenti hanno vinto il concorso regionale “Graziano Deiana”. Il progetto è realizzato con il contributo della Regione Sardegna e in collaborazione con il Comune di Cabras e l’Istituto comprensivo del paese lagunare.
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Nella piazza del Comune i ragazzi hanno scoperto l’installazione artistica. Ogni tessera rappresenta contemporaneamente un’opera d’arte indipendente e alcune ruotano su se stesse, dando maggiore spessore visivo all’opera. Il tema centrale dell’opera è il viaggio, inteso nel significato dell’emigrazione e immigrazione nell’Isola. Questa tematica riporta a considerazioni più generali sulla storia dell’uomo che da sempre è caratterizzata da una costante e strutturale mobilità di singoli, di gruppi e talvolta di interi popoli da una regione all’altra, alla ricerca di migliori condizioni di vita.
I temi dell’integrazione e dell’inclusione sono da anni al centro del lavoro del nostro Istituto. L’installazione inaugurata nella piazza Ravenna è un modo di restituire le periferie al centro dell’azione di decoro, cultura e bellezza urbana. Il progetto nasce con un video realizzato dagli studenti del Liceo Artistico C. Contini sulla piattaforma Google Meet, nel quale vengono raccontate più storie di viaggi. Protagonisti sono proprio i giovani, che si spostano per scelta o per necessità, per studio, per passioni, per sentimenti o per bisogno.
Gli studenti hanno espresso la loro visione sull’immigrazione e emigrazione degli uomini immaginandoli liberi di spostarsi sul pianeta terra senza barriere e confini, alla ricerca della vita sognata. Hanno partecipato alla mattinata di ragazzi della II A e II B della secondaria di primo grado di dell’Istituto Comprensivo di Cabras. A conclusione della manifestazione sono stati donati alle classi dell’Istituto comprensivo di Cabras dei piccoli origami realizzati dagli studenti della casa di reclusione di Massama. Sono stati questi ultimi a occuparsi della fase conclusiva del progetto, persone tra i 20 e i 70 anni che hanno apprezzato la possibilità di dare il loro contributo, trovando in esso il regalo di uno scorcio di libertà.
Le Nuvole nel Cinema e nella Filosofia di Pasolini
Daniele Gallo, docente al CIELS di Padova, sottopone il corto pasoliniano Che cosa sono le nuvole? al filtro di una personale lettura spirituale, che ne valorizza la profonda stratificazione di senso, il rinvio alla filigrana dell’Otello di Shakespeare e la tensione alla sacralità dell’essere. Non è possibile introdurre una benché sommaria analisi di uno degli innumerevoli segmenti della dimensione artistica pasoliniana senza sottolineare in premessa che Pasolini è stato soprattutto un uomo, un uomo innamorato del Creato e della vita, della cultura e della visione, della natura e della dimensione trascendente. Pochi come lui hanno saputo esprimersi con tanta passione e ispirazione, con altrettanta consapevolezza della solenne importanza di “dare tutto se stesso”, fino all’ultimo respiro. Ed è proprio questo amore che costituisce il valore aggiunto della sua vita e della sua opera, rese per questo archetipiche e simboliche fino al limite estremo.
Una delle opere in cui più evidente si delinea la declinazione della sacralità è il film Che cosa sono le nuvole?, ispirata allegoria sulla vita, in cui l’autore abbandona l’approfondimento ideologico per accarezzare soprattutto la dimensione poetica, attraverso la proposizione in chiave delicatamente surreale della tragedia shakespeariana Otello: ne sono interpreti alcune marionette parlanti, metà uomini, metà pupazzi. All’ingresso dello strampalato teatro il titolo dello spettacolo del giorno Che cosa sono le nuvole?. Infatti Pasolini ci invita ad entrare dentro il quadro, mostrandoci il doppio livello della messa in scena: da una parte la tragedia rappresentata dai pupi-personaggi, dall’altra la prospettiva secondo la quale lo “spettatore” sarebbe solo osservatore falsamente privilegiato ma che in realtà non può vedere, né percepire i dialoghi e i caratteri dei pupi/attori, non può entrare nelle pieghe recondite, in quelle sfumature segrete e “irrazionali” del senso, non può calarsi nell’abisso della rappresentazione che si svolge.
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All’inizio della rappresentazione il burattinaio si propone come voce esterna e didattica, dall’alto: “Questa non è solo la commedia che si vede e che si sente; ma anche la commedia che non si vede e non si sente. Questa non è solo la commedia di ciò che si sa, ma anche di ciò che non si sa. Questa non è soltanto la commedia delle bugie che si dicono, ma anche della verità che non si dice”. Sono parole misteriose che rimandano alla dimensione sacra del “nascosto, dell’incomprensibile, dell’inaudito divino”. L’ascesi al numinoso può prendere avvio e si manifesta nella nascita del burattino: l’inizio della sceneggiatura rappresenta una sorta di Genesi.
Otello, alter ego di Pasolini, mette in evidenza la gioia dell’essere nato ed esprime, convinto e felice, la sacralità della vita: egli è puro e incontaminato, come la verità che è dentro di noi; la felicità deve essere la condizione normale del genere umano. Ben presto Otello, con l’aiuto di Jago, si rende conto di non vivere nella realtà, nella sua realtà, ma in una rappresentazione di essa in cui tutti gli altri burattini, come lui, sono costretti a svolgere azioni decise da qualcun altro per loro, dal grande burattinaio (i condizionamenti, la cattiva cultura, i giudizi degli altri…) che dirige la rappresentazione.
Forse il teatro stesso e l’arte in generale rivelano le verità nascoste, quelle che apparentemente non si possono dire. La verità è fuori dal linguaggio, fuori dalla rappresentazione e va tenuta nascosta. Hanno valore solo le cose che si vedono: la modernità ha quasi negato le cose nascoste, profonde, invisibili. Evidenziamo inoltre un’altra dualità: nel testo della canzone, scritta dallo stesso Pasolini e musicata da Domenico Modugno, possiamo apprezzare lo splendido riferimento all’amore soffiato dal cielo: il vento come simbolo e metafora dell’anima (l’ebraico ruah).
Quando l’uomo riesce a trasformare un fatto negativo in positivo (cfr. Nella faccia spaccata e gonfia di Otello gli occhi luccicano di ardente curiosità, di intrattenibile gioia. Otello: Quanto so’ belle! Sono le ultime, storiche, parole di Jago, ma anche dell’attore Totò, che morirà poche settimane dopo. Scivolando lungo la cascata dei rifiuti, osservano un cielo con le nuvole di una bella giornata. Fuori dal “teatro-cubo” non sono più marionette, ma essenze del mondo. E’ la morte delle marionette, della finzione, delle creature del pensiero, che di solo dramma umano sanno nutrirsi, a rivelare improvvisamente la grandiosità dell’apparente assenza di senso, di quell’unicità senza scopo che è l’attimo folgorante della vita. In quest’ottica l’autore ritrae la vita come un viaggio senza senso e la morte come nascita, come recupero del senso della vita.
Sappiamo dal film che dietro all’immagine del conducente si intravede il quadro di Velazquez Venere allo specchio. La bellezza considerata come simbolo di creazione, da opporre alla morte: infatti il funerale dei due burattini diventa il rovesciamento di un funerale: si perfeziona una seconda nascita di Otello e Jago che “muoiono alla vita”. Ci imbattiamo ancora in un doppio piano di lettura: la sacralità del cielo rispetto alla volgarità dell’immondizia. Per i due burattini essere gettati fuori dal teatro, dalla finzione, ha significato entrare nel mondo della vita. Non più finzione, gelosia e cattiveria, ma solo la sacralità del Creato.
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Il Viaggiatore Nubivago: Un Sognatore con i Piedi per Terra
Il viaggiatore nubivago si muove con i piedi a terra e la testa fra le nuvole, con un solo obiettivo in mente: esplorare i confini visibili. Il termine nubivago deriva dalla lingua latina e descrive un errabondo fra le nuvole. Infatti, la parola potrebbe essere troncata a metà: da una parte possiamo riconoscere ‘nubi’ e dall’altra il termine ‘vago’ riferito al vagare. Sommando assieme i due significati si ottiene l’espressione ‘vagare fra le nuvole’.
Per cui può essere un sognatore con un forte desiderio di esplorare e rimanere ben conscio dei pericoli. Se pensi anche tu, come me, di appartenere alla categoria del viaggiatore nubivago non ti resta che riconoscere le qualità caratterizzanti, nonché scoprire se risuonano in conformità al tuo temperamento. Questa tipologia di viaggiatore è prima di tutto un sognatore: potrebbe guardare un video o un documentario e immaginare di tuffarsi in quelle acque turchine o scalare quelle vette ambiziose. Vive in un perpetuo sogno in cui - lui o lei - sono i principali protagonisti.
Immaginare un viaggio significa anche iniziare a progettarlo: per cui prende il suo ‘itinerdiario‘ e comincia a tracciare le coordinate, al fine di organizzare le sue prossime vacanze. Questa azione concreta lo porta a immaginare nuove ed esaltanti avventure, soprattutto se il viaggio prevede degli incontri ravvicinati con gli animali e la natura incontaminata. Poi, non resiste alla tentazione di controllare in anteprima le proposte culinarie. Vuole sapere se il gusto della vacanza si assocerà al piacere della gola. Essendo un amante del cibo non vedrà l’ora di assaggiare le tipicità gastronomiche del luogo di villeggiatura.
Al viaggiatore nubivago non interessa la compagnia, o meglio, ama muoversi nel mondo anche in solitaria, poiché è spinto dalla sua stessa curiosità e da una necessità impellente di scoprire ed esplorare i confini. Non a caso, le sue strutture ricettive preferite sono quelle in cui può trovare altri viaggiatori in solitaria, sebbene non disdegni nemmeno le soluzioni più lussuose. Ma se un hotel presenta una caratteristica unica e particolare, ecco che il suo animo si infiamma, felice nell’aggiungere una nuova esperienza alla sua vita.
Il nubivago può ritrovarsi con altre categorie di viaggiatori. Tra questi il flãneur, il quale è animato dallo stesso desiderio di scoprire e meravigliarsi. Va a braccetto in compagnia del cercatore del Genius Loci, il quale da attento osservatore è sempre pronto a cogliere il sottofondo culturale dei luoghi visitati. Lo stesso dicasi per chi viaggia a una cert’ora, prenotando un viaggio senza riflettere bene sui motivi che l’ha spinto a compiere quell’istintiva azione. In questo gruppo immaginario possiamo inserire altre figure di viaggiatore come il carnettista e il pellegrino, poiché entrambi inseguono una missione personale di impronta spirituale, ovvero, l’incontro di un desiderio inconscio.
"Nuvole" di Derox: Un Inno ai Sognatori
Esce “Nuvole”, il singolo di Derox, un cantautore napoletano che unisce sonorità pop, indie, r&b e urban, in una sintesi stilistica personale ancora poco esplorata in Italia. Il brano anticipa l’album d’esordio previsto per il 2026, un progetto originale che fonde strumenti suonati e sperimentazione elettronica, cantautorato e hip hop, tradizione e innovazione. “Questa canzone descrive una Napoli surreale, diversa dal solito, ma che resta vicina al modo di vivere e pensare di un napoletano”, racconta l’artista.
“Nuvole” vuole essere un esperimento: unire sonorità orientali e neosoul con quelle del pop italiano. Il risultato? Una canzone lo-fi con il ritornello in napoletano. “Ho scritto la strofa in italiano e il ritornello in napoletano proprio per renderla accessibile a tutti. L’idea è nata per caso, da un brano, tutt’ora a me sconosciuto, che avevo sentito per caso mentre mangiavo al ristorante cinese del mio quartiere (RuYi). Tornato a casa, ho subito preso la chitarra e provato ad arrangiare qualcosa di simile alle sonorità di quel pezzo. Dopo un po’ di lavoro e qualche rifinitura qua e là, è nata quella che poi sarebbe diventata la base di Nuvole”.
Il ritornello nasce in napoletano proprio da questo episodio raccontato dall’artista. La canzone da cui aveva preso ispirazione era ovviamente in cinese. Derox si è chiesto cosa si potesse avvicinare metricamente a un linguaggio così particolare e diverso dal nostro. La risposta è arrivata spontaneamente: il napoletano. E aggiungendo qualcosa di suo e con un tocco di Pino Daniele… et voilà, ecco trovato il ritornello.
Il messaggio è quello di continuare a lavorare su sé stessi, migliorarsi, credere nei propri sogni e non smettere mai. I sognatori sono quelle persone che per forza di cose vivono fra le nuvole, in un mondo che non esiste o, meglio, che ancora non esiste. Il fatto stesso che loro ci credano, lo vedano e ci vivano rende quel mondo possibile. Bisogna però lavorare duramente per i propri sogni. Se vivi fra le nuvole, non c’è niente di più duro contro cui potresti schiantarti di un’amara verità. E l’impatto può essere molto doloroso. Per questo bisogna farsi trovare preparati.
“Non è detto nemmeno al cento per cento che funzioni in realtà, ma io penso che, finché sei lassù, finché ti impegni e continui ad agitare le braccia giorno dopo giorno con costanza, potresti, perché no, un giorno anche imparare a volare. Volare sui problemi, sugli imprevisti, sopra i giudizi della gente, ed essere così libero finalmente di realizzare ciò che vuoi. Il mio, quindi, voleva essere solo un invito ed un augurio dedicato a tutti i sognatori, di restare quanto più possibile con la testa fra le nuvole, perché forse è proprio lì che si nascondono le idee migliori”.
Nuvole: Specchio dell'Anima e Messaggere di Libertà
Oggi vi presento un libro un po’ particolare, che necessita di essere sospinto per continuare il volo. Perché le nuvole ci assomigliano. Sono come noi. Vanno, vengono, ritornano e ogni tanto si fermano. E come noi mutano incessantemente forma e sostanza. Mai identiche a come erano un istante prima. E infatti la presenza delle nuvole ci ricorda la nostra essenza. Per questo guardare una nuvola è come vedere un pezzo di noi. In tutti i sensi. In realtà le nuvole sono ovunque. Anche in questo libro che di loro parla. Ogni singola pagina è composta da nuvole. La carta di questo libro arriva da un albero cresciuto nutrendosi di pioggia di nuvole. Ricordiamocene quando lo avremo in mano: stiamo leggendo parole scritte sulle nuvole.
Ma ricordiamocene soprattutto nei momenti in cui ci sentiamo un po’ a terra: noi siamo della stessa sostanza delle nuvole e possediamo, oltre alla loro leggerezza, anche la loro forza. Sì, le nuvole sono anche molto forti! Pensate: possono produrre tuoni e calore fino a 30.000 gradi, una temperatura più alta di quella del sole. Noi idem, come ricorda anche il maestro Thich Nhat Hanh: “ Noi esseri umani non siamo molto diversi da una nuvola. Siamo fatti di cellule che nascono e muoiono in ogni momento: possiamo generare fuochi, energie molto potenti: l’energia della compassione, l’energia dell’amore, che possono trasformare il mondo - oppure l’energia della rabbia, della paura, che lo possono distruggere (…)”. Fortunatamente le prime sono sempre più potenti delle seconde. E la storia di questo libro narra proprio di queste luminose energie. Amore, amicizia, compassione, generosità, gentilezza...
Le nuvole sono ottime amiche: ci tengono compagnia quando alziamo lo sguardo; e sono anche delle fidate consigliere: ci aiutano a trovare risposte quando abbiamo dubbi. Le nuvole sanno molto di noi, basta solo saperle osservare con attenzione. Un po’ come facevano gli antichi, che avevano imparato a dialogarvi e interpretarne le forme per prevedere il futuro o, cosa più difficile, per comprendere il presente. Un sistema per sperimentarlo? C’è un antico detto che recita: la prima nuvola che vedi al mattino… è tua. Ti appartiene. Ecco, domattina appena svegli correte a vedere quale sarà la vostra e che messaggio ha per voi.
Le Nuvole e l'Economia
Un buon economista dovrebbe avere gli occhi sempre ben allenati a guardare le nuvole. A leggerle, a interpretarle. Perché le nuvole sono mutevoli e cangianti. Non hanno ancora assunto una forma che subito la lasciano e si trasformano. Lievemente, ma incessantemente. Senza tregua. Proprio come accade con le forme del mondo: con i rapporti di forza, con le tendenze del mercato, con gli scenari economici e finanziari.
Del resto, che le nuvole siano importanti proprio (o anche) per la loro congenita mutevolezza lo intuiva nitidamente già William Shakespeare. Amleto Guardate quella nuvola lassù. Polonio Sacripante. Polonio Tale e quale. Che forma hanno, davvero, le nuvole di Amleto? La domanda, forse, non è quella giusta. La domanda giusta è: perché Amleto cambia continuamente interpretazione circa la loro forma? Per una congenita instabilità (per un’incertezza?) del suo punto di vista? O per una consolidata flessibilità che gli consente in tempo reale di adeguare la sua rilevazione al mutare della forma dell’oggetto?
Data la natura delle nuvole (e di Amleto), si può tranquillamente propendere per la seconda ipotesi. Mentre il ciambellano Polonia si adegua alle interpretazioni già date e attende che qualcun altro lavori per lui, Amleto è un esploratore del senso. Un sensore del mondo. Uno che vede il mondo in perenne movimento e che non rinuncia alla fatica di leggerlo.
La protagonista ha capito che il mondo cambia forma con la velocità delle nuvole e si adegua: invece che continuare a rivendicare per sé e per il marito un posto nel vecchio ruolo, dentro una forma-mondo che non esiste più, rovescia il gioco delle parti e si inventa un ruolo nuovo nel mondo che è cambiato.
Spiritualità e Nuvole: Un Viaggio Interiore
Oggi incontriamo Michele, 41 anni, di professione DJ da quasi vent’anni. Ha una passione profonda per la spiritualità, che emerge anche nei suoi viaggi. Il mio primo viaggio in Messico, tra il 2011 e il 2012. È stata un’esperienza fondamentale, una vera svolta per me. Poi ci sono tornato nel 2016 con mia mamma e nel 2022 con la mia compagna. Ogni volta è stato diverso e bellissimo, ma la prima avventura ha avuto un sapore unico.
Un villaggio montano sospeso tra le nuvole. Lì ho vissuto un’esperienza profondamente spirituale: un rito in una “grotta sudatoria”, una pratica ancestrale della tradizione maya. Una sorta di sauna rituale che simboleggia l’utero materno. Tutto è iniziato al buio, tra i vapori delle erbe medicinali. Si sudava, si cantava, si meditava. Dopo un’ora sono uscito e mi sono immerso in acqua fredda, come prevede il rito.
Siamo andati a San Luis Potosí, in un rancho nel deserto dove ogni anno molte famiglie si riuniscono per un campeggio collettivo. Il paesaggio era arido, pieno di sterpaglie e arbusti. Di giorno si superavano i 40 gradi, di notte si scendeva sotto i 10 ma quel luogo sembrava magico. In un paesaggio così surreale, i tramonti mi hanno ricordato quanto fossi piccolo, ma parte di qualcosa di immenso. Lì ho partecipato alla ricerca del peyote, il cactus sacro. Come si dice da quelle parti: “Non sei tu che trovi lui, è lui che trova te”. È stata un’esperienza profonda: tre giorni sotto le stelle, condividendo silenzi, parole, immagini. Una sorta di terapia spirituale collettiva, senza maschere.
Un’apertura mentale enorme. La scoperta di un altro modo di vivere e sentire. L’esperienza mi ha insegnato che la famiglia non è solo quella in cui nasci, ma anche quella che incontri lungo il cammino. Riguardando tutto col senno di poi, ogni incontro, ogni deviazione, ogni ostacolo aveva un significato. Era come se il viaggio sapesse esattamente dove voleva portarmi. Vorrei continuare la scoperta delle culture preispaniche: Perù, Bolivia, Colombia. Approfondire lo sciamanesimo dal vivo. Non nei libri.
Classificazione delle Nuvole
Facciamo ancora la conoscenza dei nomi delle nuvole, proposti inizialmente da Howard: termini come ‘cirri’, ‘cumuli’, ‘strati’ e ‘nembi’. Classificazione che si è poi modificata e arricchita nel tempo - a partire dalla compilazione di un ‘International Cloud Atlas’ le cui basi furono poste nella Conferenza di Parigi del 1896 - e quindi le nuvole furono messe in relazione con la diverse altezze a cui si formano; fu definito inoltre come alcune di esse possono trasformarsi e passare da un tipo ad un altro. Spesso si dimentica che le nuvole pesano tonnellate: cosa che si fa fatica a concepire, vedendole sospese nel cielo con tanta leggerezza.
I generi delle nuvole, in relazione alle relative altezze cui sono dislocate. L’asse verticale (estensione della troposfera) va da 0 a 13.500 m.
Riportiamo qui di seguito alcune foto tratte da quel sito - tra cui è stato veramente difficile fare una scelta - che dimostrano l’incredibile varietà e bellezza delle nuvole.
- Un particolare tipo di cirrocumuli, cirrocumulus stratiformis varietà undulatus, è più noto con la denominazione di ‘cielo a pecorelle’ o, in inglese, mackerel sky (cielo a pelle di sgombro). Queste nuvole sono sempre state considerate presagi di pioggia.
- Tramonto con altocumuli del tipo lenticularis, a forma di lente o di mandorla, di aspetto denso e segnate da ombre marcate.
- Cirrocumuli di grande effetto, all’alba.
- Altocumuli della varietà lacunosus, fotografati all’alba.
- Nubi accessorie di aspetto mammillare (dette mammae) che appaiono sulle propaggini dei cumulonembi, tipiche nuvole temporalesche.
Le Nuvole e la Teoria dei Frattali
Dal libro riportiamo una notizia che già ci aveva colpito a proposito di un altro argomento: che le nuvole sono strutture frattali [V. su “O”: Le piante, i frattali e la ricerca della bellezza del 05.10.08]: ” Se si prende una foto di una nuvola a fiocchi e si ingrandisce una parte di essa, ci si accorge che l’orlo irregolare di una nuvola somiglia esso stesso a una nuvola.