Escursioni in Montagna a Palermo: Alla Scoperta dei Sentieri Naturalistici
Siete degli appassionati di trekking ed escursioni? Avete in programma di concedervi un viaggio su uno dei traghetti per Palermo? Ovviamente, le spiagge della città sono da vedere, come quella di Mondello. Ma Palermo offre anche numerosi sentieri naturalistici, perfetti per escursioni avventurose.
Monte Gallo
Si tratta di una montagna calcarea, alta 609 metri, che chiude a nord il golfo di Palermo e a sud il golfo di Mondello. Questo se volete concedervi una piacevole passeggiata. Se invece preferite un’escursione un po’ più avventurosa, ci sono numerosi sentieri per il trail running e per il downhill.
Escursione al Semaforo di Monte Gallo
Il trekking che conduce alla vetta del Monte Gallo è un’esperienza accessibile a tutti, priva di difficoltà tecniche e adatta anche per un’escursione di mezza giornata. Tuttavia, è importante prestare attenzione alla scarsa segnaletica lungo il percorso, che rende l’orientamento un po’ più impegnativo una volta lasciata la strada principale.
Durante la salita, si viene ricompensati da panorami straordinari: a ovest, lo sguardo spazia fino a San Vito Lo Capo, mentre a est si apre la vista sull’intero Golfo di Palermo, arrivando quasi fino a Cefalù. Una volta raggiunta la cima, si incontra il Semaforo, un edificio storico di epoca borbonica originariamente utilizzato come postazione di avvistamento dalla Reale Marina Militare.
Oggi, questo luogo è conosciuto come il “Semaforo dell’Eremita”, grazie a Nino, un ex muratore che dal 1997 ha scelto di vivere qui come eremita. Ribattezzatosi Isravele, Nino ha trasformato l’edificio in un santuario artistico, decorandolo con mosaici realizzati con frammenti di vetro, bottiglie e conchiglie. Le sue opere, a tema prevalentemente religioso, rendono questo luogo unico e carico di spiritualità. Il suo obiettivo è trasformare il Semaforo in un santuario, da lui ribattezzato Faro di Dio.
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Per arricchire l'esperienza escursionistica, si consiglia di intraprendere un percorso ad anello che, oltre a offrire una varietà di paesaggi, permette di godere di viste panoramiche sulla città di Palermo e sul suo golfo. Il sentiero, sebbene presenti alcuni tratti più impegnativi caratterizzati da ciottoli e pietre, è percorribile con un minimo di preparazione e attenzione.
Storia e curiosità
La Riserva Naturale Orientata Capo Gallo è stata istituita nel 2001 dalla Regione Siciliana per tutelare un'area di quasi 586 ettari, caratterizzata da formazioni calcaree di origine mesozoica, grotte e una ricca biodiversità tipica della macchia mediterranea. Il Semaforo di Monte Gallo, costruito durante il Regno delle Due Sicilie, era una postazione strategica per il controllo della costa. Negli ultimi decenni, ha acquisito fama grazie alla presenza di Nino, che lo ha trasformato in un luogo di culto e arte. La sua opera di riqualificazione, definita da lui stesso un “omaggio a Dio”, ha reso il Semaforo un punto di riferimento per chi visita la riserva.
Percorso
Da Via Grotte Partanna (52 m) si prende Via del Semaforo, una stradina asfaltata in salita. Si continua a salire, la strada poi diventa ciottolosa, fino al cancello della riserva (220 m). Qui inizia il sentiero vero e proprio e si cammina in un bel bosco. Arrivati sotto la cima si prende il sentiero che porta a Torre Amari, sentiero non segnato. Arrivati a Torre Amari (475 m) si ritorna per la stessa via alla strada. Ora si sale al Semaforo. Arrivati al Semaforo dell’Eremita (524 m) si segue un sentiero che permette di fare un giro ad anello e ritornare in prossimità del cancello. Si rientra al punto di partenza per la stessa strada.
- Punto di partenza: Via Grotte Partanna, Palermo
- Punto ristoro: Nessuno
Una volta raggiunta Torre Amari, salite ancora per qualche metro per ammirare un panorama davvero spettacolare.
La percorribilità dell’itinerario proposto, come tutta la morfologia montana, è soggetta a cambiamenti ambientali dovuti a eventi naturali e alle condizioni meteo. Quindi, prima di partire, consultate gli uffici turistici competenti e/o i rifugi di riferimento. Le nostre tracce GPX sono solo indicative, cioè il percorso è stato effettuato al meglio con le condizioni dei sentieri e meteo di quella giornata. Quindi valutate sempre in loco il da farsi.
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Inoltre ricordatevi di valutare il percorso in base alle vostre capacità fisiche, all’allenamento e all’attrezzatura di cui disponete.
Altre Riserve Naturali a Palermo
Proprio Palermo è l’unica città italiana che ha al suo interno ben tre grandi riserve naturali: Monte Gallo, Monte Pellegrino e il Parco della Favorita, e la RNI Grotta Conza.
Monte Pellegrino
Per fare i sentieri del Parco della Favorita o di Monte Pellegrino basta prendere la metropolitana e scendere alla stazione “Imperatore Federico”.
Sentiero 6 “Valle del Porco Gorgo di S. Rosalia”
Il sentiero si inerpica alle spalle delle Scuderie Reali, con tratti ripidi e in parte gradonati. All’inizio del percorso e alla sommità della salita si incontrano zone rimboschite; lungo la valle, invece, si attraversa un suggestivo paesaggio rupestre dove è possibile osservare le principali specie vegetali neo-endemiche come la palma nana, il garofano rupestre, l’erba perla e il cavolo rupestre, nonché i grandi rapaci della Riserva come la poiana, il falco pellegrino e il gheppio.
Lungo il percorso si incontrano un grosso muro di sbarramento, un’edicola votiva di inizio secolo che testimonia la vocazione “Sacra” del monte e il Gorgo di S. Rosalia, uno stagno temporaneo dove si riproduce il rospo smeraldino siciliano (Bufo siculus) e dove, nel 1958, il famoso scienziato americano George Evelyn Hutchinson fece importanti scoperte che portarono a rivedere la biologia evoluzionistica.
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Proseguendo lungo il sentiero si arriva a Via Monte Ercta e quindi al Santuario di S. Rosalia. Da qui si può scendere dalla scala vecchia (Sentiero 13 “Goethe Piano di Bernardo Scala Vecchia”) oppure dalla scala nuova che i devoti palermitani per Santa Rosalia, il 4 settembre, eseguono a piedi per chiedere una “grazia” alla Santuzza. Se invece si è stanchi, alla piazza del Santuario c’è il bus Nr. 812 che vi riporta in città effettuando i tornanti della Via Monte Ercta.
Capo Gallo
Se con il 606 si arriva al terminal di Mondello si può effettuare il sentiero costiero nr.7 “Marinella-Faro” di Capo Gallo, ma qui c’è un primo tratto che essendo di proprietà privata in cui viene richiesto un ticket di passaggio di pochi euro e prosegue fino al Faro di Capo Gallo, attualmente in disuso.
Il versante è ricco di numerose cavità e grotte di notevole interesse archeologico e paleontologico. Si può fare un bagno nello specchio di mare antistante il faro che gode della protezione massima perché è una Area Marina Protetta, l’AMP Capo Gallo - Isola delle Femmine.
Escursioni Fuori Città: Monreale-Pioppo e Monte Grifone
Ma, invece di rimanere in città, proviamo a fare una puntatina fuori. Per fare ciò occorre prendere il treno. Il Demanio Forestale denominato più propriamente “Presti-Cannavera”, si estende per circa 400 ettari ed occupa la sezione mediana dell’arco carbonatico dei Monti di Palermo. Ricade per intero nel territorio comunale di Monreale-Pioppo. Dal punto di vista idrografico è compreso nel bacino montano del Fiume Jato. Un classico dell’escursionismo soprattutto per i palermitani è il Monte Grifone.
Consigli Utili per le Escursioni
Nella stagione estiva il turismo balneare in Sicilia gioca la parte del leone, ma il turismo naturalistico incalza e non sono pochi ormai gli escursionisti che, scegliendo la Sicilia, come meta per passare le proprie vacanze, opta per la scoperta della natura selvaggia siciliana.
Attrezzatura e Abbigliamento
Abbigliamento adatto alla stagione, in particolare sono necessari scarponcini da escursionismo senza i quali non si potrà partecipare all'escursione. Consigliati bastoncini da trekking. Percorsi privi di acqua.
Contributi per le Escursioni (WWF O.A.)
Per ogni escursione si chiederà a tutti i partecipanti un contributo aggiuntivo alla quota assicurativa. In pratica si chiederà ai soci un contributo aggiuntivo alla quota assicurativa pari a 1 €, pertanto l’importo complessivo per i soci sarà pari a 3 Euro (2 € per l’assicurazione, 1 € per il contributo aggiuntivo). Ai non soci si chiederà un contributo aggiuntivo alla quota assicurativa pari a 3 €, pertanto l’importo complessivo per non i soci sarà pari a 5 Euro (2 € per l’assicurazione, 3 € per il contributo aggiuntivo). Gli spostamenti verso il luogo d’inizio delle escursioni avverranno con le auto dei partecipanti che vorranno metterle a disposizione.
Monte Catalfano
Le rocce calcaree di Monte Catalfano oltre ad una millenaria storia naturale possono raccontarci la storia di una plurisecolare civiltà umana. Le prime notizie storiche relative alla presenza dell’uomo in questo territorio ci arrivano da Tucidide che, nel VIII secolo a. C. all’epoca della prima espansione greca, ci informa dell’esistenza (insieme a quella di Mozia e di Palermo) della città di Solunto. Le attuali vestigia ellenistico-romane presenti su Monte Catalfano sono i resti della città così come doveva essere a partire dalla metà del IV secolo a. C.
Essa fu costruita ex novo dopo che Dionisio I di Siracusa distrusse tutte le città fenicie ed elime della Sicilia occidentale come ci dice Diodoro. Le ultime notizie su questa parte del territorio bagherese ci giungono da Paolo Diacono, uno dei maggiori storici del Medioevo che ci informa della strage di Soluntini, dei saccheggiamenti e delle devastazioni compiute dagli Arabi che nel 831 d. C., dopo lungo assedio, occuparono Palermo. A largo di Capo Zafferano poi, le navi dei bizantini corse in aiuto della città e respinte dagli Arabi furono distrutte da una tempesta.
Il Tratto di Costa tra Capo Mongerbino e Capo Zafferano
Il tratto di costa rocciosa che come un frastagliato merletto di calcare si estende fra Capo Mongerbino e Capo Zafferano presenta una notevole varietà morfologica con alcuni tratti di notevole interesse e suggestione. Fra di essi c'è sicuramente il noto Arco Azzurro di Capo Mongerbino. Il crollo di una grotta marina forse, di cui si è conservato soltanto uno splendido arco di roccia a sfidare la forza di gravità, ha fatto di questo luogo un angolo di particolare bellezza naturale.
Poi un susseguirsi di piccole insenature e scogli frastagliati fino a giungere al Capo Zafferano dove in alcune calette, note localmente come le “piscine”, per la presenza di accumuli ghiaiosi sui fondali, il mare acquista un particolare color azzurro smeraldo. A chiudere il tutto lo spettacolare promontorio roccioso di Capo Zafferano, una falesia a picco sul mare di 227 metri di altezza che nasconde in cima una Torre di Guardia cinquecentesca mentre ai piedi è impreziosita da una caratteristica costruzione con Faro. Il paesaggio poi è dominato dal complesso montuoso di Monte Catalfano.
Sulla carta in realtà con questo nome è indicato soltanto l’altura centrale che con i suoi 373 m. slm rappresenta anche la cima più elevata.
Le Grotte di Monte Catalfano
Sul Monte vi sono poi numerose grotte di natura tettonica o di origine marina. Le grotte di genesi tettonica sono note nel territorio come “zubbi” ed hanno in genere uno sviluppo verticale che in alcuni casi raggiunge anche diverse decine di metri. Si sono generate grazie a notevoli movimenti o crolli di grandi masse rocciose. Le concrezioni calcaree formatesi nel tempo al suo interno assumono aspetti e forme propri di grotte molto più famose.
Si possono così osservare morfologie di natura carsica cosiddette “ad organo” con una serie di colonnine accostate a simulare le canne del noto strumento musicale oppure “a muro” come la massa di stalagmiti che forma una muraglia al centro della cavità o ancora le formazioni “coralline”, piccole stalagmiti a bastoncino con accenni di ramificazione.
Ci sono poi le grotte di origine marina dovute cioè alla lenta azione erosiva delle onde del mare. Questo tipo di cavità si riconoscono per la presenza diffusa al loro interno di piccole perforazioni nelle pareti dovute all’azione di organismi litofagi quali il dattero di mare. Tutta la costa è sforacchiata da piccole cavità o grotte di origine marina. Fra di esse la Grotta di Cala dell’Osta dove è stata rinvenuta una mandibola di Elefante nano osservabile al Museo Paleontologico “G. G. Gemmellaro” di Palermo.
Troviamo grotte di origine marina però anche in quota a testimonianza di epoche passate in cui il livello del mare e la massa rocciosa del monte erano molto diversi da quelli che possiamo osservare adesso. La più interessante di queste grotte presenti sulle pendici del Monte è sicuramente la Grotta dell’Eremita. Al suo interno sono state trovati resti di una sua lontana frequentazione animale: costole di Bos primigenius, un bue preistorico vissuto nel Pleistocene.
La grotta è stata probabilmente frequentata in periodo preistorico anche dall’Uomo come si evince dalla presenza al suo interno di un dipinto in nero raffigurante una figura antropomorfa. Dal confronto con l’arte preistorica presente in altre grotte più famose, il dipinto è stato attribuito all’età eneolitica (circa 5.000 anni a. VIENI A SCOPRIRE LE MERAVIGLIE DEL NOSTRO TERRITORIO!
La Fauna di Monte Catalfano
Il Gheppio (Falco tinnunculus) è, fra di essi, sicuramente il rapace più comune e più facilmente osservabile. Specializzato nel volo librato, frequenta habitat diversi avvicinandosi molto od entrando addirittura in città. Sarà altrettanto facile osservare un altro rapace, più massiccio, con larghe ali arrotondate (che in volo tiene con la punta all’insù) mentre sale sempre più alto compiendo in cielo dei larghi cerchi concentrici. Si tratta questa volta della Poiana (Buteo buteo), rapace dal piumaggio bruno rossiccio molto variabile da scuro a chiaro fino quasi al bianco.
Se invece concentriamo la nostra attenzione alle pareti più scoscese e a strapiombo del monte, noteremo ancora un altro rapace fare “l’aquilone” per poi buttarsi in picchiata fulminea. Si tratta dell’uccello più veloce del mondo ed uno dei più grossi ed alteri falconi del nostro Paese. Durante le sue picchiate di caccia può raggiungere anche i 240 Km orari! A questa altissima velocità il Falco pellegrino (Falco peregrinus) riesce nonostante tutto ad essere molto preciso nel colpire o ghermire la propria preda in volo.
La Flora di Monte Catalfano
Sulle rocce più inaccessibili dove raramente è arrivata la mano dell’uomo si è conservata la vegetazione che maggiormente rappresenta l’aspetto originario del luogo. Le rupi rocciose esposte a Nord o a Nord Est ospitano così una vegetazione rupicola di eccezionale pregio con numerose entità endemiche o di particolare interesse fitogeografico.
Fra esse l’Iberide semprevivo (Iberis semperflorens) che nel periodo invernale e primaverile si riempie di infiorescenze ricche di piccoli fiorellini candidi ed odorosi o la Stellina di Sicilia (Asperula rupestris) con i suoi rami eretti che in primavera si riempiono di piccoli fiorellini roseo-violetti. Fra le rocce si fanno notare anche il Garofanino rupestre (Dianthus rupicola) con i suoi fiori rosa lilla raccolti in densi mazzetti e la Violaciocca rupestre (Matthiola incana subsp. rupestris) con i suoi vistosi fiori di un intenso color violetto, il Cavolo rupestre (Brassica rupestris subsp. rupestris ) dai fiori giallo pallido, la Finocchiella rupestre (Seseli bocconi subsp.
Le aree rupestri sono anche il regno della più rara fra le piante presenti sul monte: il Fiordaliso rupestre (Centaurea ucriae subsp.todari). Essa è una varietà esclusiva di Monte Catalfano e si fa subito notare per i suoi grandi capolini color lilla-porporini. Nei prati aridi, nelle garighe e negli habitat semirupestri troviamo poi altre rarità tipicamente nordafricane come la Speronella (Delphinium emarginatum) che con la sua alta infiorescenza eretta e ricca di vistosi fiori blu-violacei si fa subito notare, l’Euforbia di Bivona (Euphorbia bivonae) di particolare fascino e bellezza per i suoi rami rossicci che contrastano con il verde glauco delle foglie o la Serratula (Klasea flavescens subsp. mucronata) dai graziosi capolini sqamoso-spinosi e fiori prupurei.
Specie endemica della Sicilia e della Puglia, il Giaggiolo siciliano (Iris pseudopumila) infine sorprende per la bellezza “rinascimentale” dei suoi odorosi fiori lilla bordati di giallo. Le rocce calcaree che si affacciano sul mare sono l’habitat preferito anche dal Perpetuino rupestre (Helichrysum rupetre var. rupestre) che come dice il nome (dal greco Elios = sole e crisos = oro) con i suoi fiori gialli illumina i nostri litorali rocciosi.
Le Orchidee di Monte Catalfano
Nonostante le sue ridotte dimensioni, il territorio di Monte Catalfano è straordinariamente ricco di orchidee selvatiche (ben 33 specie)! Dall’inverno alla primavera inoltrata fra gli ambienti di macchia e gariga, nei prati e nelle zone soggette a riforestazione numerose sono le fioriture di orchidee che rendono particolarmente prezioso questo luogo. Dalle più rare alle più comuni, tutte esercitano un potente fascino ed incuriosiscono l’escursionista.
Si va da specie comuni e facili da osservare per le dimensioni della pianta come la Barlia o Barbone (Barlia robertiana) che, con la sua infiorescenza fatta di deliziosi e profumati fiori color rosa lilla sfumati di verde, raggiunge fino ad ottanta centimetri di altezza, a specie più difficili da individuare come il Fior di Bombo (Oprhrys bombyliflora) che con i suoi piccoli fiori poco più grandi di 1 centimetro raggiunge in genere solo un’altezza di 10 cm. Il genere più diffuso è sicuramente il genere Oprhrys con specie molto rare come l’Ofride mirabile (O. mirabilis), l’ Ofride a mezzaluna (O. lunulata), l’Ofride dal becco acuto (O. oxyrrhynchos) e l’Ofride palermitana (O. explanata) endemismi nella nostra sola Isola.
Anche il genere orchis è molto presente con specie rare come l’Orchidea cangiante (O. commutata) endemismo siculo o l’Orchidea di Branciforti (O. branciforti) presente solo in Sicilia, Sardegna ed in una sola stazione in Calabria. La più profumata fra le orchidee presenti sul monte è sicuramente l’Orchide profumata (Anacamptis coriophora subsp. fragrans) che come dice il nome scientifico emana una “fragranza” che sa di vaniglia. Un’orchidea che si può cercare anche “a naso” fra la macchia gariga nel mese di maggio.
Percorsi Escursionistici a Monte Catalfano
- Il percorso parte da C.da Mongerbino e sale fino alla cima di Monte Catalfano per ridiscendere al punto di partenza. Esso nel periodo primaverile (Marzo-Aprile) permette di conoscere e studiare molte delle numerose specie presenti sul Monte.
- Il sentiero parte sempre da Mongerbino e sale su cozzo San Pietro. Lungo il percorso si visitano le grotte marine più caratteristiche del Monte (Grotta dell'Eremita, Grotta del Pellegrino,...).
- Il nostro percorso parte dall'ingresso dell'area archeologica di solunto, e permette di vivere per intero il fascino dell'antica città ellenistico-romana. Un viaggio nello spazio e nel tempo per cui ci si trova catapultati a quasi 2500 anni fa.
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