Turismo, Territorio e Sviluppo Locale: Una Definizione Attraverso il Pensiero di Roberto Camagni
Una personalità poliedrica come quella di Roberto Camagni ha contribuito in molteplici campi teorici ed empirici dell’economia regionale e urbana. Molti le chiamerebbero “policy implications”, ma il termine in questo caso è riduttivo perché per Camagni le implicazioni per le politiche non erano soltanto un qualcosa di ulteriore che scaturisce da una ricerca completata, ma erano spesso e volentieri una vera e propria ragione per la ricerca stessa, essendo egli una persona con una notevole passione civica che lo portava quindi a interessarsi di problemi concreti, passando rapidamente dalla teoria alla pratica e viceversa.
Il Concetto di Capitale Territoriale
Un esempio perfetto di come teoria e policy si rafforzano l’un l’altra nei lavori di Roberto Camagni è quello della teoria del capitale territoriale. Il concetto era stato introdotto qualche anno prima nel 2001 dall’OCSE, e poi ripreso nel 2006 in un documento della Commissione Europea dove si parla delle diverse specificità regionali e dei ritorni degli investimenti. Però mancava una definizione e una concettualizzazione solida che poi potesse essere utilizzata per l’analisi e per il policymaking.
Ecco quindi che Camagni (2008, 2009) riprende il concetto andando a definirlo e andando ad identificare gli elementi del capitale territoriale secondo le due dimensioni della rivalità e della materialità. In questo modo, tutti gli elementi tradizionali della crescita regionale di lungo periodo vengono evidenziati, per esempio le infrastrutture sono pubbliche e materiali, mentre il capitale umano è privato e immateriale. La parte più interessante, però, è legata al fatto che la classificazione non è in una tabella 2×2 ma in una tabella 3×3, in quanto, oltre ai quattro angoli più tradizionali, Camagni individua una “croce innovativa”, formata dagli elementi con un livello intermedio di rivalità e/o materialità. Questi elementi sono quelli più difficili da definire e misurare, ma costituiscono anche quelli più interessanti concettualmente e più importanti per la crescita dei territori nella nostra epoca.
Un altro elemento estremamente importante, che di nuovo dimostra come la teoria e le politiche non siano mai separate, è l’osservazione che il capitale territoriale di una regione agisce a livello sistemico.
L'Influenza di Camagni sullo Sviluppo Locale
Sebbene l’esempio del capitale territoriale sia estremamente rilevante, esso non costituisce il primo tra gli elementi nei quali il pensiero e gli studi di Camagni hanno influenzato lo sviluppo locale. Innanzitutto, possiamo citare l’esperienza nel GREMI (Groupe de Recherche Européen sur le Milieux Innovateurs), di cui è stato un motore essenziale, con la presidenza (1987-2016) e la cura del volume più citato (Camagni, 1991).
Leggi anche: IA e il futuro del turismo
Competitività Territoriale
Quello della competitività territoriale è uno degli elementi chiave dell’opera di Camagni. Innanzitutto va ricordata la sua risposta a Krugman che aveva criticato le politiche di competitività a livello territoriale. In un paper totalmente concettuale, Camagni (2002) dimostra che essere competitive, per le regioni, è necessario per evitare un destino di desertificazione produttiva e dipendenza da altre regioni e questo perché i meccanismi di aggiustamento presenti a livello nazionale, che permettono ai paesi di trovare un ruolo nel commercio internazionale tramite il vantaggio comparato, non sono presenti a livello regionale.
Politiche di Sviluppo Locale e Coesione
I suggerimenti per le politiche di sviluppo locale dell’opera di Camagni sono anche più direttamente legati al dibattito di policy dell’epoca in cui vengono scritti. Per esempio, un suo vecchio contributo 1992, nel quale egli mostrava già di avere intuito dei fenomeni che si sono in seguito realizzati e che sono arrivati alla ribalta in tempi molto più recenti (Rodríguez-Pose, 2018). Un esempio più recente, invece, è quello del 2015 (Camagni e Capello, 2015) nel quale si pone la questione di che cosa fare delle politiche di coesione (ovvero quelle europee per lo sviluppo territoriale) in un periodo di crisi economica, nel quale le risorse si riducono e nel quale diventa più critico affrontare un trade-off tra competitività e crescita, per cui le risorse finalizzate alla pura coesione sembrano diventare meno utili.
In questo contributo Camagni e Capello evidenziano che le politiche di stimolo alla domanda, che vanno in voga nei periodi di crisi, non devono sostituire quelle di coesione, sia perché sono le regioni deboli quelle che soffrono di più, sia per non rendere vani gli sforzi precedenti.
Leggi anche: Analisi del rapporto turismo-PIL in Italia
Leggi anche: Regolamentazione delle Ferie nel Turismo
TAG: #Turismo